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Incinta con ovaio policistico: è possibile? Tutto quello che c’è da sapere

incinta con ovaio policistico

Ricevere una diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico (PMOS) può far nascere una delle paure più grandi per molte donne: “Riuscirò mai a rimanere incinta con ovaio policistico?”

È una domanda comprensibile, soprattutto perché spesso la PMOS viene associata automaticamente all’infertilità. In realtà, le cose sono molto più complesse… e anche molto più incoraggianti.

Essere incinta con ovaio policistico è assolutamente possibile. Molte donne con PMOS concepiscono spontaneamente, altre hanno bisogno di qualche aiuto in più, ma una diagnosi non equivale a una sentenza.

Come educatrice mestruale, mi capita spesso di incontrare donne che vivono questa condizione con paura e senso di colpa. Per questo voglio fare un po’ di chiarezza.

Restare incinta con ovaio policistico è davvero così difficile?

La PMOS è una condizione endocrino-metabolica complessa che interessa circa il 6-13% delle donne in età fertile. È caratterizzata da un insieme di sintomi che possono includere:

  • cicli mestruali irregolari;
  • ovulazione assente o poco frequente;
  • iperandrogenismo (eccesso di ormoni maschili);
  • presenza di numerosi piccoli follicoli all’ecografia.

Per la diagnosi vengono utilizzati i criteri di Rotterdam: è sufficiente soddisfare almeno due di questi tre criteri. Inoltre, è importante distinguere la sindrome dell’ovaio policistico dal semplice ovaio multifollicolare, che non rappresenta necessariamente una patologia.

Il punto fondamentale è uno: la PCOS può rendere più difficile l’ovulazione, ma non impedisce necessariamente una gravidanza.

Si può rimanere incinta con ovaio policistico?

Sì.

È probabilmente la notizia più importante che desidero trasmetterti.

Molte donne con PMOS ovulano, magari in modo meno regolare rispetto ad altre. Altre possono aver bisogno di un supporto medico per stimolare l’ovulazione.

Quello che spesso crea confusione è il fatto che:

  • cicli molto lunghi;
  • amenorrea;
  • ovulazioni sporadiche

rendono semplicemente più difficile individuare il periodo fertile.

Non significa però che restare incinta con ovaio policistico sia impossibile.

Anzi, uno dei miti più diffusi sulla PMOS è proprio quello secondo cui una donna non potrà mai restare incinta con ovaio policistico. È un falso mito che oggi la medicina ha ampiamente superato. Anche il materiale formativo per educatrici mestruali sottolinea che la fertilità non è sempre compromessa e che è importante aiutare le donne a superare paure e convinzioni errate.

Perché la PMOS può influenzare la fertilità?

La causa principale è legata all’ovulazione.

Nella PMOS possono verificarsi alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, con uno squilibrio ormonale che rende più difficile la maturazione del follicolo e il rilascio dell’ovocita. A questo si possono associare iperandrogenismo, infiammazione cronica e alterazioni metaboliche, che coinvolgono tutto l’organismo e non soltanto le ovaie.

Per questo motivo i cicli possono diventare:

  • molto lunghi;
  • imprevedibili;
  • privi di ovulazione.

Se ho cicli irregolari posso comunque rimanere incinta con ovaio policistico?

Sì.

Molte donne con PMOS pensano che l’assenza di un ciclo regolare significhi automaticamente infertilità.

In realtà non è così.

Potresti semplicemente ovulare meno frequentemente.

Questo significa che conoscere il proprio corpo diventa ancora più importante.

Monitorare il ciclo, osservare i segnali della fertilità e acquisire maggiore consapevolezza corporea può aiutare a comprendere meglio quando avviene l’ovulazione e a vivere il percorso con maggiore serenità. Anche nel percorso formativo delle educatrici mestruali viene sottolineata l’importanza dell’educazione alla ciclicità e del monitoraggio del ciclo come strumenti di consapevolezza.

Cosa può aiutare ad aumentare le probabilità di restare incinta con ovaio policistico?

Ogni situazione è diversa e deve essere valutata insieme al ginecologo.

Accanto ai trattamenti medici, però, ci sono alcune abitudini che possono favorire il benessere generale della donna con PMOS.

Tra queste troviamo:

  • seguire un’alimentazione equilibrata;
  • praticare attività fisica regolare;
  • migliorare la qualità del sonno;
  • imparare a gestire lo stress;
  • mantenere un peso adeguato, quando necessario.

È importante ricordare che uno stile di vita sano non guarisce la PMOS, ma può contribuire a migliorare significativamente i sintomi e la qualità della vita.

Anche le emozioni hanno un peso

Quando una donna riceve una diagnosi di PMOS spesso non affronta solo una questione medica.

Affronta anche:

  • paura di non diventare madre;
  • senso di inadeguatezza;
  • confronto continuo con le altre donne;
  • frustrazione per cicli imprevedibili;
  • senso di colpa.

Per questo è fondamentale sentirsi ascoltate.

Le linee guida dedicate alle educatrici mestruali sottolineano quanto sia importante utilizzare un linguaggio rispettoso, validare le emozioni della donna e offrire un ascolto empatico, senza minimizzare il suo vissuto.

Il ruolo dell’educatrice mestruale

L’educatrice mestruale non sostituisce il ginecologo né gli altri professionisti sanitari.

Può però accompagnarti nel comprendere meglio il tuo ciclo, conoscere il funzionamento della PMOS, imparare ad ascoltare il tuo corpo e vivere questo percorso con maggiore consapevolezza.

Sapere cosa sta succedendo nel proprio organismo riduce spesso l’ansia e permette di affrontare ogni scelta con più serenità.

Una diagnosi non definisce il tuo futuro

Se ti hanno appena detto che hai la PMOS, è normale avere paura.

Ma prova a ricordare questo: avere l’ovaio policistico non significa che non potrai diventare madre.

Significa semplicemente che il tuo corpo potrebbe aver bisogno di tempi diversi, di un monitoraggio più attento o di un supporto personalizzato.

Ogni donna è diversa e ogni percorso merita rispetto.

Se desideri imparare a conoscere meglio il tuo ciclo, comprendere la PMOS e vivere il tuo corpo con maggiore consapevolezza, il percorso con me può aiutarti a fare chiarezza e ad affrontare questa fase con più serenità, sempre in collaborazione con i professionisti sanitari che ti seguono.

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