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Metagenealogia: conoscere il proprio albero familiare per comprendere meglio se stessi

metagenealogia

Ti è mai capitato di accorgerti che nella tua famiglia alcune storie sembrano ripetersi?

Relazioni che seguono dinamiche molto simili, difficoltà con il denaro, aspettative sul lavoro, paure, sensi di colpa, ruoli familiari che sembrano passare da una generazione all’altra. A volte cambiano i protagonisti, ma la trama sembra stranamente familiare.

La metagenealogia nasce proprio dall’osservazione della storia familiare e propone di esplorare ciò che abbiamo ricevuto dal nostro albero genealogico: non soltanto nomi, date e legami di parentela, ma anche credenze, aspettative, silenzi, modelli relazionali e modi di interpretare la vita.

L’obiettivo non è trovare un colpevole nel passato. E nemmeno convincersi che ogni difficoltà presente dipenda necessariamente dai propri antenati.

Il lavoro consiste piuttosto nel domandarsi: quanto di ciò che considero “mio” è davvero una scelta e quanto, invece, ho imparato a considerarlo normale perché appartiene alla storia della mia famiglia?

Che cos’è la metagenealogia?

La metagenealogia è un approccio sviluppato principalmente attraverso il lavoro di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa e utilizza l’osservazione dell’albero genealogico come strumento di conoscenza personale.

Non ci si limita quindi a ricostruire chi erano i propri nonni o bisnonni. Si osservano anche gli avvenimenti significativi della famiglia, i rapporti tra i suoi componenti, i ruoli ricorrenti, le aspettative, le esclusioni, i segreti, le coincidenze e le ripetizioni che assumono un significato per la persona.

L’albero diventa così una sorta di mappa attraverso cui interrogare la propria storia.

Per esempio, possiamo esplorare le idee che abbiamo ricevuto riguardo a:

  • denaro e successo;
  • amore, coppia e sessualità;
  • maternità e famiglia;
  • lavoro e realizzazione personale;
  • corpo e femminilità;
  • sacrificio, dovere e senso di colpa;
  • autostima e diritto a occupare il proprio spazio.

Non tutto ciò che ereditiamo dalla nostra famiglia rappresenta naturalmente un limite. Il nostro albero contiene anche risorse, capacità, valori, talenti e forme di resilienza.

La domanda interessante diventa quindi: che cosa voglio continuare a portare con me e che cosa, invece, non desidero più ripetere?

Metagenealogia e condizionamenti familiari

Molti condizionamenti familiari non vengono mai formulati esplicitamente.

Nessuno deve necessariamente averti detto: “Non devi avere più successo di noi”.

Potresti però essere cresciuta in un ambiente in cui chi guadagnava molto veniva considerato avido, chi cambiava vita veniva giudicato egoista oppure chi metteva i propri bisogni al primo posto veniva accusato di pensare soltanto a sé.

Sono messaggi che possiamo interiorizzare semplicemente vivendo all’interno di un determinato sistema familiare.

Pensiamo a frasi apparentemente innocue come:

“Nella vita bisogna accontentarsi.”

“Prima viene la famiglia.”

“I soldi si guadagnano soltanto facendo sacrifici.”

“Meglio un lavoro sicuro che inseguire sogni.”

“Cosa penserà la gente?”

Se le ascoltiamo per anni, possono trasformarsi in convinzioni attraverso cui interpretiamo la realtà.

Ed è qui che la metagenealogia può diventare uno strumento interessante di consapevolezza: permette di riportare alla luce ciò che normalmente agisce in automatico e di rimetterlo in discussione.

L’albero genealogico come strumento di osservazione

Costruire un albero in metagenealogia significa andare oltre la semplice genealogia.

Oltre a nomi e rapporti di parentela, si possono raccogliere informazioni sulle storie delle diverse generazioni: professioni, matrimoni, separazioni, migrazioni, fallimenti, successi, lutti, rapporti con il denaro, aspettative familiari, eventi significativi e tutto ciò che può aiutare a comprendere il contesto in cui sono nate determinate convinzioni.

A quel punto possiamo iniziare a cercare collegamenti e, soprattutto, formulare domande.

Quale ruolo occupo nella mia famiglia?

C’è qualcosa che sento di dover dimostrare?

Quali comportamenti mi fanno sentire in colpa anche se razionalmente non c’è motivo?

Quale modello di donna, uomo, madre, padre, partner o professionista ho imparato?

Sto cercando qualcosa che desidero davvero oppure qualcosa che penso di dover desiderare?

La forza del lavoro non sta necessariamente nel trovare una spiegazione perfetta per ogni elemento della propria vita, ma nel generare domande che prima non ci eravamo mai poste.

Quando la fedeltà alla famiglia diventa un limite

Appartenere a una famiglia significa inevitabilmente ricevere qualcosa.

Il problema nasce quando la fedeltà a ciò che abbiamo ricevuto diventa più importante della possibilità di costruire una vita coerente con noi stessi.

Possiamo, per esempio, desiderare una carriera diversa da quella immaginata per noi. Volere una relazione differente dal modello che abbiamo conosciuto. Avere un rapporto con il denaro completamente nuovo. Decidere di non sacrificare sistematicamente noi stesse per prenderci cura degli altri.

Eppure, proprio quando proviamo a cambiare, può comparire qualcosa di potentissimo: il senso di colpa.

Come se scegliere diversamente significasse tradire chi è venuto prima di noi.

La metagenealogia propone un’altra possibilità: differenziarsi senza necessariamente rinnegare.

Posso riconoscere ciò che la mia famiglia mi ha dato e, contemporaneamente, decidere che alcune regole non devono governare tutta la mia vita.

Metagenealogia e rapporto con il denaro

Il denaro è uno degli ambiti in cui i condizionamenti familiari possono emergere con particolare evidenza.

Prova a pensare alle frasi che sentivi da bambina.

“I ricchi sono tutti disonesti.”

“I soldi non fanno la felicità.”

“Bisogna lavorare duramente per meritarsi qualcosa.”

“Noi certe cose non possiamo permettercele.”

“Chi troppo vuole nulla stringe.”

Non significa che una frase ascoltata durante l’infanzia determini automaticamente il tuo futuro economico. Può però contribuire, insieme a molte altre esperienze, alla costruzione delle convinzioni attraverso cui oggi vivi il denaro.

Potresti desiderare di guadagnare di più e contemporaneamente sentirti a disagio quando devi stabilire il prezzo del tuo lavoro.

Oppure voler crescere professionalmente ma avere paura di diventare “troppo”, di esporti o di superare economicamente qualcuno della tua famiglia.

Osservare queste contraddizioni è già parte del lavoro.

Un piccolo esercizio di metagenealogia

Puoi iniziare da un argomento preciso: denaro, lavoro, amore, maternità, successo, corpo o qualsiasi area nella quale senti di incontrare sempre lo stesso ostacolo.

Prendi un quaderno e prova a ricordare tutte le frasi che hai sentito pronunciare nella tua famiglia su quell’argomento.

Non censurarle perché ti sembrano insignificanti.

Accanto a ciascuna frase chiediti:

Ci credo ancora?

Questa convinzione mi appartiene?

Come influenza le mie decisioni oggi?

Che cosa farei diversamente se non dovessi più obbedire a questa regola?

Infine prova a formulare una frase nuova, che rappresenti maggiormente la persona che sei diventata.

È un passaggio importante: non limitarsi a riconoscere una vecchia narrazione, ma cominciare a costruirne una propria.

Gli atti linguistici nella metagenealogia

Nel mio lavoro utilizzo anche gli atti linguistici, perché le parole attraverso cui raccontiamo noi stesse e la nostra storia possono diventare parte del cambiamento.

Non significa ripetersi una frase positiva davanti allo specchio sperando che magicamente tutto si trasformi.

Significa individuare una convinzione automatica e creare consapevolmente una formulazione diversa che rappresenti ciò che vogliamo costruire.

Se la narrazione familiare è stata:

“Per ottenere qualcosa devi sempre soffrire”,

il lavoro non consiste semplicemente nel sostituirla con “La vita è facilissima”.

Potrebbe significare arrivare a una frase molto più credibile e personale:

“Posso impegnarmi per ciò che desidero senza considerare la sofferenza una condizione necessaria per meritarlo.”

La differenza è enorme.

Metagenealogia non significa dare la colpa alla famiglia

Questo è probabilmente uno degli aspetti a cui tengo di più.

Lavorare sulla propria storia familiare non significa mettere mamma, papà o i nonni sul banco degli imputati.

Ogni generazione ha vissuto all’interno del proprio contesto storico, culturale ed economico e ha trasmesso ciò che conosceva.

Una convinzione che oggi limita te potrebbe essere stata fondamentale per la sopravvivenza di qualcuno prima di te.

Comprenderne l’origine può quindi permettere di cambiare prospettiva: invece di combattere contro il passato, possiamo riconoscerlo e decidere che oggi abbiamo possibilità differenti.

Dall’eredità familiare alla leadership della propria vita

Ed è forse qui che il lavoro di metagenealogia diventa più interessante.

Non possiamo scegliere l’albero nel quale siamo nate.

Possiamo però diventare sempre più consapevoli del modo in cui quella storia continua a vivere nelle nostre decisioni.

Conoscere le proprie radici non serve a rimanere rivolte verso il passato. Serve, semmai, a poter guardare il futuro con maggiore libertà.

Perché crescere non significa cancellare ciò che è stato.

Significa poter arrivare a dire:

“Questa è la storia da cui provengo. Ma da questo momento posso scegliere quale storia continuare a scrivere.”

Vuoi esplorare il tuo albero genealogico?

Se senti di incontrare sempre gli stessi blocchi nelle relazioni, nel lavoro, nel rapporto con il denaro o nella fiducia in te stessa, possiamo utilizzare la metagenealogia all’interno di un percorso di crescita personale per osservare insieme la tua storia familiare, riconoscere le convinzioni che ancora influenzano le tue scelte e lavorare sulla costruzione di una narrazione più tua.

Non per cancellare le tue radici, ma per capire quali vuoi continuare a nutrire e quali non devono più decidere al posto tuo.

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