
A tutti prima o poi nella vita capita di sentirsi soli dentro in certi periodi o momenti.
A volte può essere oggettivamente vero, magari a causa di un trasferimento in una nuova città per motivi di lavoro o di studio, o magari per la fine di una relazione amorosa; quando i figli se ne vanno da casa e si vive la cosiddetta “sindrome del nido vuoto”; quando perdiamo qualcuno.
Ma è anche vero che a volte questa sensazione la viviamo ciclicamente e in effetti se ci fermiamo a pensare razionalmente ci rendiamo conto che non siamo davvero sole, eppure è così che ci sentiamo.
Anche questo per molte donne è un pensiero ricorrente.
Capita soprattutto in quei periodi difficili della vita dove ci sembra di non riuscire con le nostre forze ad andare avanti; e ci pare che il nostro grido di aiuto non venga sentito da nessuno, o forse che non venga ascoltato.
L’essere genitori è una delle situazioni più tipiche in cui capita di sentirsi soli dentro.
Provi continua sonnolenza e stanchezza, non sai come tirare a sera, fatichi a rendere al lavoro e ancor più ad alzarti la mattina; e quello che ti sembra ne risenta di più è il rapporto genitori figli. Ti sembra di non essere una brava mamma, di non riuscire a dedicarti ai tuoi figli come vorresti e magari ti capita anche di perdere la pazienza e di sgridare i bambini.
Ed ecco che subentrano pure sensi di colpa, rabbia e frustrazione. Perché al giorno d’oggi pare che sgridare i figli equivalga ad essere una mamma degenere. Per non parlare del fatto che sui social la maternità è sempre descritta come qualcosa di sacro per cui essere eternamente grate. Il lamentarsi, il chiedere aiuto, il verbalizzare che non ce la si fa, sembrano sinonimi di fallimento e incapacità, in una società che pubblicizza l’immagine della super donna che lavora, tiene la casa impeccabile e trova le energie per giocare a calcio col figlio nel parco.
Ecco che, se non rappresentiamo quell’ideale di donna, ci sentiamo sbagliate. Ecco che, il chiedere aiuto sembra una cosa sbagliata. Quanti casi di depressione post-partum si potrebbero evitare magari se la donna avesse intorno a sé più accoglienza, più comprensione, più persone che le dicano “non sei sola”?
Un tempo si diceva che per crescere un bambino ci volesse un villaggio, ora viene addirittura negata la presenza del padre negli ospedali.
Ma quindi capita solo ai genitori di sentirsi soli dentro? Ma certo che no!
Ci sono delle fasi di vita che ricordiamo come perfette, dove ci sentivamo in splendida forma e tutto andava bene. E poi ci sono fasi di vita in cui ci sembra di sprofondare in un baratro buio e che nessuno ci tenda la mano per uscire fuori.
Può essere un problema di salute, un problema di lavoro, incomprensioni con qualcuno o magari semplicemente un periodo stressante, ma quando arriva, ci sembra di cadere in un vortice e qualsiasi cosa facciamo per uscirne, veniamo solo trascinate solo più giù.
E la cosa peggiore è che se cerchiamo conforto negli altri, spesso otteniamo solo una pacca sulla spalla, un “non pensarci e vedrai che passerà” o altre frasi che ottengono solo lo scopo di farci sentire ancora più soli dentro.
La prima cosa da fare in questi momenti è fermarsi! Respira e inizia a concentrarti su una cosa alla volta. Connettiti con te stessa e inizia a sentire davvero come stai.
Uno degli strumenti più utili per farlo è la mappatura, cioè il tenere un diario o un calendario in cui quotidianamente segniamo le nostre sensazioni, le nostre reazioni agli eventi, sintomi fisici, cambiamenti o sbalzi d’umore ecc… Facendolo potresti scoprire ad esempio che questa sensazione di solitudine (o a volte anche il bisogno di stare soli) ritorna ciclicamente in una particolare fase del ciclo mestruale (lo sai che sei ciclica e attraversi 4 fasi diverse ogni mese? se vuoi approfondire, clicca qui https://paolaghilardini.it/ciclo-mestruale-conoscere-le-fasi/).
Se ad esempio scoprissi che questa sensazione è ricorrente ogni volta che sei in fase premestruale, pensa come sarebbe più facile gestirla. Sapresti prevedere il suo arrivo e non farti sopraffare.
Se così non fosse e questa sensazione fosse già diventata un’amica indesiderata ricorrente che ti accompagna sempre, il mio primo consiglio è quello di rivolgersi sempre ad uno specialista. Ricorda, non c’è nulla di cui vergognarsi ad andare in psicoterapia.
Sia in un caso che nell’altro, ci sono comunque delle piccole azioni che puoi provare a mettere in campo ogni giorno o delle domande che puoi farti per iniziare a sentirti meglio :
Non preoccuparti, è normale. La cosa più difficile è fare il primo passo verso il cambiamento.
Proprio perché non è semplice, il mio lavoro come coach femminile è proprio affiancare le donne nel raggiungimento dell’obiettivo di vita che desiderano.
Possiamo lavorare sul sentirsi sole, sul lasciare andare, sull‘imparare a perdonarsi, sul sentirsi soli dentro, inutili o sbagliati, o sull’imparare a chiedere aiuto o ad organizzare l’agenda per una migliore gestione del tempo nel lavoro e degli imprevisti, che se sei mamma sai che sono all’ordine del giorno, ma ti svelo un segreto, sono prevedibili anche quelli!
Se ti ho incuriosita puoi dare una sbirciata ai miei percorsi di coaching al femminile e agli strumenti che utilizzo qui. https://paolaghilardini.it/percorsi-di-coaching/
In ogni caso ricorda sempre che NON SEI SOLA!

Attività professionale di cui la Legge 14 Gennaio 2013, N°4 - P.IVA: 13940380960 - © 2022 Paola Ghilardini - tutti i diritti riservati - info@paolaghilardini.it
Privacy Policy | Cookie Policy